venerdì 3 novembre 2017

LA SALUTE DAL CIBO


La trofoterapia di Luigi Costacurta
di Federica Zanoni 
“Il medico delle mele”, è l’espressione che ha contraddistinto in maniera molto efficace, durante gli anni della sua attività di iridologo naturopata e studioso, la figura di Luigi Costacurta. Si tratta di una definizione molto semplice ma che in quattro parole riassume efficacemente molte sfumature della sua personalità di studioso, le sue credenze non solo alimentari, ma naturopatiche in generale. 
Leggendo il suo testo forse più famoso, La Nuova Dietetica, si provano sensazioni contraddittorie, specie se si è studenti di naturopatia alle prime armi o semplici lettori che scelgono le oltre 600 pagine come primo impatto con un nuovo e più salutare modo di nutrirsi. Si rimane infatti alle stesso tempo spiazzati e affascinati dagli approfondimenti e dalla competenza di Costacurta. Immensa infatti è la mole di informazioni (dall’anatomia e fisiologia, al dettagliato esame circa le caratteristiche di tutti i principali gruppi di cibi, alle preziose indicazioni riguardo il legame tra patologie e alimenti, corredate da preziose ricette). A ciò si aggiunge un certo disorientamento dato dal linguaggio tecnicamente perfetto ma allo stesso tempo forbito, pieno e molto diverso dallo stile moderno più immediato e secco. Questo talvolta può rendere la prima lettura abbastanza impegnativa e difficoltosa, ma si tratta di un libro fondamentale che si apprezza un po’ alla volta e che si consulta e riconsulta a distanza di tempo magari per verificare e approfondire informazioni raccolte altrove. Caratteristica questa di tutti i testi che lasciano il segno e La Nuova Dietetica credo rappresenti uno dei maggiori trattati consultabili in tema di nutrizione. 
Solo quando si è profondamente appassionati, convinti sostenitori di una teoria o di un principio, è possibile elaborare concetti tanto articolati e completi… e quindi esprimere amore. E nel caso di Costacurta quello verso il cibo era amore e non, se ci si ferma ad una arida e prevenuta interpretazione degli schemi sulle combinazioni alimentari, una totale avversione verso la convivialità, il gusto e il mangiare visto come momento di vero piacere e godimento. Forse tale amore non veniva espresso nella maniera cui siamo abituati dalle varie e innumerevoli rubriche televisive di cucina, ricche di piatti succulenti e consigli elaborati, portate infinite e molte volte (se non sempre) del tutto indifferenti ai più elementari suggerimenti circa il valore e la scelta del cibo nei termini più adatti alla fisiologia e alle esigenze nutritive dell’organismo umano. Quello di Costacurta era l’amore per il cibo vero, vivo, naturale, crudo, ricco di enzimi e proprietà importanti per nutrire, guarire e preservare a lungo salute e vitalità. Vorrei perciò mettere in luce lungo queste pagine, oltre ai suoi principi cardine in tema di alimentazione, proprio il suo essere stato anticipatore e precursore riguardo una particolare attenzione verso le potenzialità di prevenzione e guarigione del cibo (del cibo semplice), potenzialità che solo ora sembrano essere terreno di scoperta e purtroppo, giusto sottolinearlo, di grande business. 
Più di 25 ani fa, apparve un prezioso articolo sulla rivista “Vivi con gli agenti naturali”  che riportava uno stralcio della relazione tenuta da Luigi Costacurta il 24 novembre 1990 presso il centro cultura Santa Chiara di Trento, nell’ambito della conferenza dal titolo: L’alimento naturale e la sua vitalità (Bioradianza). 
Prendere spunto da questo articolo scritto di pugno da Costacurta, è molto importante per capirne le idee e i principi in tema di alimentazione. Nello specifico, in questo intervento Costacurta non indugia sul significato vero e proprio di alimento naturale, ma pone le basi importantissime per poter comprendere in maniera chiara in quale imprescindibile contesto devono collocarsi le valutazioni attorno al concetto di “alimento naturale”. In particolare, illustra con decisione come la scienza e le teorie che caratterizzano le discipline che vi sono comprese, abbiano causato “il degrado ecologico ambientale e dei biotipi in senso lato (uomo compreso). Riferendoci alla chimica farmacologica, il degrado del biotipo generico, si inizia proprio con l’uomo, al di là di quanto può essere attribuito alla sfera del suo “modus vivendi” cioè del suo modo di vivere ”. Ecco quindi che possiamo iniziare a scorgere le profonde fondamenta delle convinzioni di Costacurta applicabili ed estensibili anche al concetto di nutrizione. Egli accusa in qualche maniera la scienza con i suoi approcci strettamente e massicciamente farmacologici, di aver snaturato, insieme al danno ecologico ambientale, l’uomo e la sua salute e questo, sottolinea, è un fatto da tenere in grande considerazione in quanto, per converso, con le “discipline igienistiche naturali si forma l’uomo ecologico che vive principalmente con gli elementi e forme della natura e dei suoi prodotti. Utilizzando tutto questo, prende coscienza e responsabilità per ciò che si riferisce a quanto strettamente connesso con il biotipo ambientale “vera ecologia”. Quindi, no all’inquinamento della terra e dei suoi prodotti. No, ed un basta, all’inquinamento delle acque, dell’aria ecc. ecc. poiché, proprio da tutto questo, associato alle conoscenze dell’igienistica bio-chimica dietetica ed idro-termo-fango normalizzante, principalmente dipende la salubrità del suo corpo”.
Due i termini fondamentali che è necessario conoscere per comprendere appieno il pensiero di Costacurta attorno al cibo: trofologia, termine identificativo anche nella scienza medica della disciplina che studia i componenti di ogni alimento e le relative caratteristiche organolettiche. Un passo ulteriore, ben chiaro in Costacurta e nella tradizione antica da Ippocrate, è quello verso il termine trofoterapia, ossia: la cura della malattia attraverso il cibo. Alimento come farmaco. 
Il termine “trofologia” simile ma non sinonimo di “trofoterapia” è conosciuto anche dalla medicina ufficiale e dalla branca della nutrizione in particolare e viene, come detto, indicato esplicitamente anche da Costacurta. Egli stesso però sottolinea come la trofologia, secondo la medicina ufficiale, studi sì ogni singolo alimento come costituito da vari elementi in funzione della nutrizione umana, ma nell’ottica di quella chimica inorganica ben lontana dal termine “bio” che si vanta peraltro di utilizzare e praticare. 
La trofologia (da tropho: nutrizione e logia: studio scientifico) o scienza della nutrizione, oltre a studiare ogni singolo alimento come costituito da vari elementi e con particolari caratteristiche organolettiche, cataloga e classifica i prodotti alimentari all’origine in relazione alle sostanze nutrizionali contenute (enzimi, proteine, grassi, carboidrati, minerali). Comincia a delinearsi l’orientamento terapeutico in quanto l’alimento somministrato possiede importanti caratteristiche benefiche ma le possibilità di fungere da farmaco (cibo che nutre e cura) verranno compiutamente illustrate da un altro termine, più chiaro e adeguato, ossia: trofoterapia. 
Mentre, “l’importanza e il valore della trofoterapia,” sottolinea Costacurta, “è proprio quella di valorizzare l’alimento quale fonte di sostanze nutrizionali e di utilizzarle nel modo più consono e specifico in relazione alle carenze esistenziali dell’organismo affinchè questo, nell’adeguata somministrazione, possa incontrare il proprio equilibrio biopsicofisiologico”. Chiarissimo quindi l’intento di Costacurta, ossia far comprendere la vera potenza del cibo, che si dispiega non solo da un punto di vista strettamente organico ma in un senso completo, ossia “biopsicofisiologico”, considerando perciò aspetti inscindibilmente connessi e interdipendenti. Se uno dei tre piani (bio-psico-fisiologico) presenta dei deficit o, appunto, non è correttamente “nutrito”, ciò si riverberà sugli altri. In questo senso il cibo sarà trofologico se e solo se l’alimento è naturale e integrale, in quanto gli elementi che lo costituiscono sono gli stessi che caratterizzano la struttura cellulare del corpo, e questo è il concetto di fondo che permette alla trofoterapia di agire. Sempre in questo senso, ossia pensando l’alimento come un “qualcosa” dalle importanti qualità medicamentose, è possibile distinguere gli alimenti in: antitossici, atossici, ipotossici, tossici e ipertossici. Gli antitossici sono alimenti nobili in quanto nutrono, combattono la tossiemia e, favorendo il processo di disintossicazione, stimolano inoltre le attività psico-fisiche. Hanno la precedenza in assoluto. Si tratta di frutta e verdura cruda, fondamentali nella prima fase di intervento igienotrofonormalizzante. I cibi atossici o neutri (frutta oleosa, verdure e frutta secca) non sono in grado di produrre effetti tossici se vengono utilizzati in armonia con i principi indicati da Costacurta e nel contesto di un organismo in equilibrio termico. Questi cibi potranno peraltro trasformarsi in antitossici. I cibi ipotossici (cereali e derivati) possiedono poche capacità di produrre tossine. Vanno considerati solo dopo aver depurato e quindi riequilibrato l’organismo. Potranno trasformarsi in atossici nel momento in cui sono preceduti durante il pasto da verdure crude e miste. I cibi tossici, uova, latticini e in parte i legumi, pur possedendo buone caratteristiche biofisiologiche vanno esclusi dai periodi strettamente disintossicanti in quanto è possibile che creino sottoprodotti che impedirebbero il riassorbimento delle sostanze non bruciate accumulate nell’organismo. Vanno ricordati infine i cibi ipertossici che possono sovraccaricare gli organi digestivi e quindi produrre intossicazione. Per questo motivo: carne, pesce, caffè, zuccheri industriali, alcolici, the, cioccolata, alimenti industriali prodotti dall’uomo e quindi non presenti in natura, sono cibi antifisiologici e quindi, pur appetibili, non sono in armonia con la nostra struttura digestiva. Per questi motivi sarà necessario escluderli dalla dieta. 
Importante quindi, per comprendere il significato delle dietetica naturista costacurtiana e il valore del “cibo che cura”, partire dal presupposto che non si tratta di una strategia alimentare a se stante e improvvisata, similmente alle molte (troppo) proposte di tutti i generi e paternità che in questi ultimi anni affollano media e canali di informazione. Costacurta compie invece una lucida analisi del contesto ideale in cui l’uomo può essere curato attraverso l’alimento. Si tratta di un contesto che forma, sottolinea, “l’uomo ecologico”, ossia l’uomo che è perfettamente in armonia con gli elementi, con la natura e con i suoi prodotti non contaminati. Assolutamente inutile perciò nutrirsi in una maniera inconsapevole, ossia senza tener presente tutte le influenze chimico ambientali che possono deprivare di vitalità sia il cibo che, come logica conseguenza, l’essere umano stesso. 
Nota l’attività di formatore e divulgatore di Costacurta e molti i discepoli che hanno portato avanti le sue idee e i suoi insegnamenti. In questo articolo farò perciò riferimento a due testimonianze in tema di alimentazione naturale che completano perfettamente il pensiero di Costacurta riguardo l’alimentazione, approfondendo i concetti di fondo e tratteggiando di conseguenza un quadro ricco e completo. 
Solo il cibo correttamente digerito e non indistintamente tutto quanto si mangia, viene trasformato in vero nutrimento. L’ambiente termico ideale per la trasformazione dell’alimento è a 37°, in cosiddetto “equilibrio termico” con la temperatura periferica (pelle). Di conseguenza si verifica una corretta attivazione di tutti i tessuti corporei favorendo i processi nutritivi e aiutando l’espulsione degli scarti non assimilabili. L’organismo perciò (psiche compresa) verrà nutrito da un sangue benefico e puro al tempo stesso. Come, ma soprattutto da cosa, tale processo naturale può essere posto in pericolo? Principalmente dal cibo cotto, da quello industriale lavorato e conservato e dalle cattive combinazioni alimentari. E’ evidente come una proposta di questo tipo non lasci spazio a propagande, giri di affari e interessi vari che spesso se non sempre si nascondono dietro le proposte di diete e regimi miracolosi. Se d’altra parte una corretta nutrizione dell’organismo per fornire energia, riparare il corpo e la mente necessita di proteine, minerali, vitamine, lipidi e carboidrati, Costacurta ha sottolineato come questi nutrienti vadano correttamente gestiti per raggiungere il loro fine. 
Viene citata la buona nutrizione psichica e spirituale come presupposto per promuovere le diverse attività organiche. A questo proposito sono necessari 4 tipi di alimenti: riparatori, ossia cibi che rimediano alle usure corporee dovute alle attività quotidiane, traumi o malattie. Si parla delle proteine contenute in frutta oleosa, cereali, legumi, latticini e uova, frutta e verdura; combustibili, con il compito di fornire energia in quanto ricchi di glucidi e grassi; vitalizzanti, cioè cibi ricchi di salii minerali ed enzimi necessari alla ricarica vitale dei tessuti. Si tratta di cibi crudi e vivi (yogurt, alghe marine, lievito, germogli, frutta e verdura). Ultimi gli alimenti che possono essere paragonati a “scintille” in quanto danno il via o accelerano i processi organici. Vengono identificati come alimenti eccitanti e sono vitamine ed enzimi contenuti in frutta e verdura cruda e cereali (consumati in forma di fiocchi e a seguito del processo di destrinizzazione per almeno tre ore in acqua o altri liquidi). 
La dietetica naturale, proposta da Costacurta, ha un approccio igienistico-olistico. Ciò è fondamentale in quanto la scienza dell’alimentazione risponde alle esigenze della ricerca medico farmacologica che pone al centro lo studio, l’analisi e la manipolazione degli alimenti per ricercarne i principi attivi. A questo fine peraltro il cibo è scomposto nei suoi componenti e gli alimenti di conseguenza classificati in base ai contenuti già citati (proteine, carboidrati, grassi, vitamine, Sali) e, punto questo molto divergente dall’approccio costacurtiano, utilizzato secondo l’apporto calorico. Posizione distante e diversa dai concetti espressi prima da Lazaeta e poi ripresi e arricchiti da Costacurta, che insiste sull’alimento crudo e integro in quanto solo con queste caratteristiche il cibo può fornire principi nutrienti sinergici e vitali. Solo in base a queste considerazione l’alimentazione come trofoterapia diventa il mezzo farmacologico basilare della medicina naturale, che non procede, come l’approccio medico tradizionale, integrando attraverso prodotti di sintesi, ma utilizza l’alimento naturale allo stato integrale. 
Ma il vero concetto rivoluzionario di Costacurta sarà il porre il benessere dell’uomo come risultato non tanto di ciò che mangia ma soprattutto di ciò che digerisce. La salute infatti dipende totalmente dalla qualità del sangue, prodotto a sua volta di una corretta attività digestiva. Il pilastro fondamentale della dietetica naturista costacurtiana è rappresentato dalle corrette combinazioni alimentari le quali, se costantemente seguite, pongono l’organismo nella condizione migliore per svolgere il proprio metabolismo. Tale condizione favorisce l’elaborazione degli alimenti a livello viscerale alla temperatura di 37° C, in modo che i processi fermentativi conseguenti siano i più adeguati per la corretta assimilazione delle sostanze. 
Se questo processo non avviene nei termini e nelle condizioni indicate, si verificherà una situazione anomala di tipo putrefattivo, anticamera dello sviluppo di una microflora intestinale patogena. Come si gestiscono quindi concretamente le corrette combinazioni alimentari per ovviare i paventati effetti negativi? Associazioni corrette e altrettanto corrette elaborazioni culinarie sono indispensabili per un processo digestivo breve e poco dispendioso dal punto di vista energetico che possa normalizzare quella attività circolatoria spesso alterata dal cosiddetto squilibrio termico, ossia, bene ripeterlo, dal (talora pesante) divario di temperatura tra apparato gastrointestinale infiammato (febbre gastrointestinale) ed epidermide. 
Il fondamento del ragionamento alla base delle corrette associazioni alimentari è stato la scoperta che vi è una qualità di succo per la digestione della carne, un’altra per il latte, un’altra per l’acido della frutta, ecc. e ciò si deve alle ricerche di Pavlov. In base a questo principio non tutti i cibi si amalgamo in maniera adeguata. 
Tra gli esperimenti più indicativi quello di due scienziati austriaci, Kracmar e Hauswirth che, misurando la polarità e la carica bioelettrica di numerosi alimenti, hanno dimostrato che, mescolando proteine e carboidrati, si favorisce la formazione di sostanze dannose all'integrità degli organi. Questa condizione crea il terreno adatto perché si possa instaurare una malattia.
Non è peraltro così comune essere al corrente dei suddetti processi fisiologici e tale ignoranza (intesa ovviamente come non conoscenza) ha portato ad accostare alimenti che creano serie problematiche digestive. Questo “cattivo” risultato viene definito indigestione, non per eccesso di cibo come comunemente possiamo intendere, ma esattamente per incompatibilità digestive. Conseguenza di quest’ultimo modo di alimentarsi è la digestione di una minima parte di ciò che viene mangiato ed il resto viene espulso, a prezzo di grande dispendio energetico e di perdita dei succhi digestivi. Conseguenza? Una massa alimentare fermentante che non sostiene il corpo ma produce una serie di sintomi: acidità, eruttazioni, indigestioni, sensazione di bruciori, flatulenze, meteorismo ecc. Altro punto fondamentale quindi è l’essere ben coscienti che non è sufficiente, pertanto, mangiare alimenti vegetali per asserire di rispettare ed essere conformi all’indirizzo igienistico: vegetali maltrattati con cotture prolungate, male assortiti, senza rispetto delle associazioni e che costituiscono addirittura la maggioranza del cibo ingerito non entrano di diritto in una corretta dieta trofologica. Il modello alimentare proposto da Costacurta che prevede le tre fasi cardine (disintossicazione, rivitalizzazione e mantenimento) è di per sé, una volta compreso, semplice, pratico, veloce e poco costoso ma il problema sorge in quanto tale sistema si scontra con le nostre abitudini radicate. Così, prima di utilizzare un alimento come farmaco, opportuno condurre una buona disintossicazione in quanto causa primaria della malattie è la cosiddetta tossiemia ossia l’aumento degli scarti metabolici nel sangue, che rappresentano la conseguenza delle alterate funzioni digestive. L’inizio della normalizzazione passerà perciò dalle funzioni che interessano la digestione e quindi l’eliminazione. Di conseguenza è possibile asserire che la qualità dei cibi e il modo in cui vengono assunti, influenzano la funzionalità dell’organismo e quindi direttamente la resistenza alle malattie. 
L’alimentazione di Costacurta è perciò una alimentazione viva che non si riduce ad un insieme di sostanze ricche di proteine, grassi, carboidrati, vitamine, Sali minerali e acqua e quindi vitale per ogni cellula e per l’intero organismo. Attualmente anche l’approccio ufficiale sembra rendersi conto di tale aspetto ma in questo senso rimando nello specifico all’ultima parte del presente intervento. 
Il primo punto da sottolineare con forza, passando perciò alle indicazioni pratiche, è che dobbiamo orientare la nostra scelta verso molti alimenti crudi e, nel momento in cui si rende necessaria la cottura, dovrà trattarsi di una cosiddetta cottura conservativa, in grado cioè di salvaguardare i principi nutritivi (es: la cottura rapida ad alta temperatura danneggia meno i cibi di una cottura lenta a bassa temperatura). I cibi cotti dovranno in ogni caso essere presenti in minima parte nel contesto del pasti (o in uno soltanto). Gli alimenti crudi sono l’ideale per una corretta digestione in quanto ricchi di enzimi (fattori indispensabili per questo processo), enzimi che sono decisamente carenti nei cibi cotti. Almeno il 70% dell’alimentazione ideale dovrebbe perciò essere costituita dai cibi crudi. Utile indicare in ogni caso che tali abitudini alimentari andranno calibrate anche (se non soprattutto) sull’individuo, perciò chi gode di eccellente salute potrà permettersi crudità vegetali in quantità maggiore, ma con un potere digestivo debole (persone eccessivamente magre e nervose con intestino fragile), la quantità andrà attentamente adeguata e quindi verrà aumentata man mano che salute e capacità digestiva migliorano. Con un potere digestivo scarso (potere che è peraltro diminuito dal continuo consumo di cibi cotti) e con una flora batterica intestinale alterata, la cellulosa non potrà essere elaborata causando irritazione (con riverbero sul sistema nervoso, muscolare e sulla mucosa stessa). Le conseguenze saranno stitichezza, gas e colite. Come procedere per rieducare l’apparato gastrointestinale? Un rimedio molto semplice ed efficace è costituito dal succo di carota (mezzo bicchiere) assunto con costanza, nello stesso tempo utile consumare altre crudità in forma di succo e in contemporanea al naturale (in relazione alle condizioni di ciascun individuo). Il perché di questa rieducazione risiede nel fatto che, se gli organi sono lasciati “inattivi”, tenderanno ad indebolirsi sempre più, arrivando anche, se il consumo di cibi cotti è protratto, ad atrofizzarsi. 
Quindi non è il consumo regolare di cibi cotti che potrà fortificare la digestione. Se gli organi della digestione sono deboli sarà opportuno farli “riposare” e quindi riabituarli alla crudità. Altro fattore da tenere in grandissima considerazione è la semplicità. Il pasto ideale è composto da un solo tipo di piatto abbinato a verdure e sarebbe indispensabile tenere in grande considerazione i due fattori cardine, ossia: stagionalità e territorialità. Quanto più i prodotti arrivano da terre lontane tanto più avranno perso lungo il percorso le loro potenzialità ed effetti benefici, che saranno sostituiti da additivi e conservanti.  
Non solo Luigi Costacurta ha sostenuto con forza l’importanza fondamentale delle combinazioni alimentari ma un altro grande igienista americano, Herbert Shelton, ne è stato grande sostenitore ed appartiene quindi ad entrambi la seguente conclusione: le combinazioni alimentari incompatibili ci sottraggono un’enorme quantità di energia, oltre a regalarci stanchezza e cattive digestioni. Se ingeriamo pertanto un cibo a prevalenza proteica insieme a un cibo amidaceo la digestione ne sarà ostacolata, con conseguenti turbe digestive. Ecco perché ad esempio ed in estrema sintesi, la frutta, per non subire impedimenti nel suo veloce “viaggio” di digestione e assimilazione, va consumata da sola ed è importante darle dignità di pasto. La tematica delle corrette combinazioni alimentari è di fondamentale e basilare importanza per gli igienisti e comunque per tutti coloro che seguono il salutismo naturale. Si tratta infatti di soddisfare il più possibile le esigenze del nostro apparato gastrointestinale. La digestione deve avvenire nel modo più rapido, economico ed efficiente possibile, e tutto il processo non dovrà avere un costo energetico esagerato o addirittura superiore al valore ed apporto calorico dei cibi stessi. 
Se Luigi Costacurta asserisce circa la trofoterapia: “La trofoterapia vede nell’alimento il farmaco, noi mangiando ci nutriamo e nel contempo ci curiamo”, dettagliate sono le sue indicazioni in tema di compatibilità alimentari. Di base quindi, tale impostazione, prevede la non associazione nello stesso pasto di: 1) alimenti proteici (carne, pesce, uova, formaggi, legumi, frutta oleosa) e amidi (cereali, patate, ecc.); 2) proteine animali e proteine vegetali (formaggi e legumi, uova e mandorle); 3) cereali e frutta; 4) frutta e latticini (gelati, yogurt con frutta). Circa la frutta, come già accennato, viene assolutamente sconsigliato il consumo a fine pasto, in quanto, quando fresca e al naturale, ha tempi di digestione addirittura super-rapidi, inferiori in genere alla mezz’ora se assunta a stomaco vuoto. 
Fra i punti cardine della impostazione alimentare naturoigienistica, ben rimarcata da Costacurta la distinzione tra: frutta acida (limone, mandarino, fragola, pompelmo, cedro), frutta semiacida (ciliegie, amarene, lamponi, mele, mirtilli, pesche), frutta dolce o zuccherina (banana, albicocca, anguria, fico, mango, melone, pera, prugna, uva), frutta oleosa (noci, nocciole, mandorle, pinoli, arachidi, avocado). Tali distinzioni rendono conseguentemente fortemente consigliabile una certa attenzione riguardo il loro consumo e le loro corrette associazioni. Ogni frutto è compatibile con altri della stessa specie, ma sussiste “armonia” anche tra frutta acida e oleosa. Verdure, ortaggi e frutta sono alimenti altamente rimineralizzanti e vitaminizzanti e nel processo curativo occupano un ruolo determinante e centrale. Tutte le verdure crude si devono prendere a pranzo e a cena all’inizio del pasto, sotto forma di antipasto consistente e centrale. Costacurta ha stilato quindi un decalogo molto preciso, che riprende le tappe del suo pensiero riguardo la corretta alimentazione (anche dall’importantissimo punto di vista dell’atteggiamento giusto al momento del pasto): 
  1. gli agrumi in genere, ossia la frutta acida, solo a digiuno in succo e mai associati ad altra frutta o cibi di altro genere. 
  2. Gli zuccheri si devono consumare da soli. Frutta, miele, dolci ecc. non si devono associare con altri alimenti. Mai consumarli perciò a fine pasto. 
  3. Non consumare due o più proteine assieme. Alternare con frequenza, per coloro che le consumano, le proteine animali (uova, formaggi) con alimenti vegetali ad alto contenuto proteico come i legumi (fagioli, soia, lenticchie, piselli ecc.) e i semi oleosi (noci, mandorle, nocciole ecc.)
  4. Le proteine di qualsiasi natura devono essere assunte con insalate miste e ortaggi (crudi nel periodi di cura); a fine cura, anche associate a stufati di ortaggi (esclusi i legumi). In questo caso: il primo piatto deve essere sempre una insalata mista di verdure crude. 
  5. Non consumare cereali e legumi di sera durante lo stretto periodo di cura. Tollerabili in seguito (se associati ad almeno due ore di sport o lavoro fisico). 
  6. Non consumare formaggi di sera in quanto indigesti. Non vanno associati ad insalate di pomodori. Va ricordato che quanto specificato da Costacurta si riferisce primariamente e soprattutto ad una condizione di malattia e scarsa energia vitale. 
  7. Non bere quando si mangia, neanche acqua. Se si desidera, meglio succhi di ortaggi. Qualsiasi liquido mentre si mangia, andrebbe centellinato. 
  8. Mai bere vino e bevande gasate durante il pasto. 
  9. Masticare e insalivare molto bene quanto si mangia. Il cibo deve essere una poltiglia. 
  10. 10)Mangiare in stato di tranquillità e serenità d’animo, dimenticando tutti i problemi che ci assillano. 
Uno schema alimentare quotidiano standard che peraltro non prende in considerazione (e ciò va correttamente sottolineato) le varie individualità con le diverse correlate esigenze (passo indispensabile in naturopatia) potrebbe essere: 
Risveglio: spremuta di agrumi, centrifugato di frutta, frutta fresca di stagione
Colazione: frutta fresca di stagione, muesli, yogurt, pane tostato con un po’ di miele e caffè d’orzo
Pranzo: succo centrifugato, misto di ortaggi crudi con o una proteina (uovo, formaggio fresco, frutta oleosa, legumi) o un carboidrato (cereale integrale asciutto o in brodo), lievito alimentare
Pomeriggio: frutta fresca di stagione, yogurt, pane tostato con miele, crema di nocciole ecc.
Cena: ortaggi misti crudi, con aggiunta di una proteina (diversa dal pranzo) o minestrone di verdure e/o verdure cotte al vapore o alla piastra. 
Ed ora, in questi ultimi anni, tutto quanto illustrato e scientificamente spiegato da Luigi Costacurta nella sua attività terapeutica e divulgativa (nonché approfondito dai suoi allievi e continuatori) diventa la tanto celebrata corrente: Raw food, ossia dell’approccio alimentare basato sul cibo crudo. Si tratta della nuova corrente salutistica in fatto di cibo e alimentazione che cerca di combinare nel modo più soddisfacente possibile: rispetto dell’alimento vitale, gusto e addirittura raffinatezze di altissima pasticceria. E’ un approccio che richiede molta cura, pazienza, ricerca degli ingredienti più adatti e attrezzature particolari (essiccatori, tritatutto, estrattori ecc.) ma che, in molti casi, corretto sottolinearlo, pur crudista, sacrifica in nome della gustosa originalità, alcune tra le regole ricordate. Tale stile alimentare non è quindi semplicissimo e veloce nei risultati ma soprattutto, visto l’attuale stato organico dell’uomo medio, non va assolutamente affrontato senza adeguata preparazione fisica, rispettando cioè giusti periodi di transizione per gradi.
Opportuno quindi in tema di alimentazione naturale, che possa prendere piede in termini corretti, una consapevolezza verso i cibi crudi per i loro effetti benefici, ma ricordiamo ancora una volta il valore di quanto asseriva Costacurta. Fondamentali i cibi vivi e vitali ma altrettanto importanti sia la semplicità degli ingredienti che la preparazione. Non facciamoci spaventare perciò dalle liste di ingredienti e dalla attrezzature necessarie, ma ricordiamo anzi che una buona alimentazione crudista può essere seguita in maniera molto semplice facendo in primis grande attenzione al luogo in cui viviamo e alla stagione nonché preservando e curando altri aspetti del nostro corpo e della nostra vita. Attenzione quindi e soprattutto, come primo passo, ad una eventuale condizione di febbre gastrointestinale-squilibrio termico e a condizioni stressanti di vita e cura verso abitudini di vita quotidiana a contatto con la natura… In caso contrario nessun essiccatore al mondo riuscirà mai a ridonarci o a preservare la nostra salute!! 
Altrimenti rischiamo ancora una volta di scivolare verso un aspetto che fa maggiormente perno sul gusto e la soddisfazione del palato piuttosto che sulla salute, cavalcando l’onda della moda del momento. 
Al contrario, i dettami naturoigienistici e l’approccio trofoterapico di Costacurta prendono in seria considerazione in primis il valore e le potenzialità dell’alimento in funzione del ripristino della salute. Mentre, fenomeno che si verifica spesso, non è affatto detto che i più attenti crudisti, ossia coloro che si cautelano (peraltro a ragione) nella ricerca dei prodotti migliori (tra tutti: le fave di cacao crudo, alghe e semi vari di ottima qualità e sicura provenienza) si alimentino in modo corretto.  
Attenzione perciò a valutare il cibo e il modo di mangiare in primis come una via da gestire per arrivare alla salute, separandola nettamente da quanto ci viene proposto dalla moda del momento quasi ad ondate. Questo dobbiamo accogliere in eredità, tra gli altri principi, dagli insegnamenti di Costacurta. 
Ultima grande “scoperta” rivoluzionaria in ordine di tempo quella relativa agli effetti del digiuno per l’equilibrio psico-fisico, attentamente valutata anche dalla medicina ufficiale. Ciò peraltro con cognizione di causa, specie in relazione ad alcune ricerche di valore internazionale. Tra tutti, gli studi del validissimo professore italiano Walter Longo, scienziato snobbato in patria, e generosamente finanziato per la sua importante attività di ricerca negli Stati Uniti. 
Per sintetizzare, Longo ha studiato una comunità dell’Equador, i Laron, i cui componenti, affetti da nanismo, sono sani e tra loro non si rileva alcun caso di tumore e diabete, anzi risultano in qualche maniera protetti, pur mangiando alla maniera occidentale non nel senso migliore del termine, ossia consumando carne di maiale e di manzo, succhi di frutta, bibite, ecc. Longo ha studiato questa sorta di Eldorado dell’endocrinologia e della genetica. Sembra che tra queste persone affette da nanismo non sia attivo il recettore dell’ormone della crescita a livello epatico. Dall’unione infatti tra ormone della crescita e recettore nasce l’ormone (IGF1) che permette di crescere. Alti livelli di IGF1 sono peraltro associati a maggior incidenza di tumori, e quindi bassi livelli di IGF1 tengono lontane le malattie in questi soggetti (anche se obesi) e li proteggono dalle patologia ricordate. Per Longo quindi il primo passo per proteggere la salute è quindi limitare il consumo di proteine in generale e animali in particolare, che rappresentano l’input più potente al cervello per il rilascio dell’ormone della crescita e in questo senso è messa sul banco degli imputati soprattutto la carne rossa. Longo specifica peraltro che, a fare la differenza, sarà la quotidianità e la costanza. Per innescare un potente meccanismo di protezione, Longo afferma poi l’importanza fondamentale del digiuno. 
Consiglia diete periodiche di 5 giorni una volta al mese (nello specifico lo scienziato parla della cosiddetta dieta mima digiuno che replicherebbe gli effetti metabolici del digiuno stesso senza essere così drastico). Negli uomini tale abitudine (una volta al mese, ma possibile praticarla ogni tre o cinque mesi) diminuirebbe il livello di zucchero nel sangue, nonché pressione e tasso di colesterolo. Il ricercatore afferma peraltro che non esistono farmaci efficaci come il digiuno grazie al quale il corpo rigenera se stesso, anzi sostiene: “…nessun farmaco si avvicina minimamente a questo risultato”. Secondo il processo illustrato da Longo, durante il digiuno e quindi in assenza di cibo, gli organi si mettono in una sorta di “modalità emergenza” eliminando ciò che non serve e in questa fase vengono attivate le cellule staminali, mentre alla ripresa della dieta normale, queste ultime iniziano a rigenerare l’organo per ricostruire sistema immunitario e fegato e il corpo ripara se stesso… la vis medicatrix naturae! Forse un principio già sentito? Direi di sì, compresi, seppur con presupposti diversi e diversamente articolati, i benefici e gli effetti del digiuno che, secondo questa ricerca, rappresenta una fase preparatoria, pur indispensabile, della vera e propria rigenerazione. 
Un meccanismo quindi piuttosto particolare, studiato e pubblicato a livello internazionale come ricerca di grande valore. 

Come naturopati non possiamo che essere felici della “scoperta” ma rimanere alquanto allibiti nel leggere e capire tra le righe che della tematica si fa oggetto di serio interesse ora che in ambito scientifico ne sono state valutate le indubbie potenzialità. E’ pur vero che in alcuni casi (reportage, inchieste, articoli) viene ammessa e sottolineata l’origine antica di questa potente pratica di depurazione ma sembra essere saltato a piè pari il contributo dei grandi naturoigienisti (Shelton e Costacurta) che hanno fatto del digiuno un caposaldo fondamentale delle loro teorie. Riservando al digiuno il ruolo di metodica regina e di grande efficacia riguardo la disintossicazione organica e mezzo quindi, se correttamente condotto e calibrato, di prevenzione e trattamento. Ricordiamo quindi, per concludere, che il pensiero di Costacurta circa il corretto approccio alimentare, oltre ad offrirci paletti indispensabili per gestire quotidianamente il nostro cibo come fonte di trattamento, ha contribuito in tempi non sospetti a porre in grande risalto pratiche (come quella del digiuno) ora alla base di ricerche di altissimo valore medico e scientifico.  

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